😨Battito accelerato prima di parlare in pubblico?😨

È una naturale ansia da prestazione.
La domanda è:

Potenzia o indebolisce la tua performance?

Anche se può sembrare controintuitivo, una leggera ansia ti fa avere prestazioni migliori.
Se l’ansia è eccessiva è buona norma innanzitutto lavorare su questo, se invece è gestibile e ci aiuta ben venga che ci sia, contestualmente all’esercizio di tecniche per rendere la comunicazione efficace.

E qui arriva il difficile, perché se siamo concentrati sui contenuti tutto il resto diventa inconsapevole!

Non facciamo caso a come ci muoviamo, a ciò che diciamo con il corpo e con i gesti, alle espressioni del viso, alla modulazione della voce, all’uso delle pause. E di conseguenza la comunicazione diventa poco efficace.

Quindi cosa possiamo fare?

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La paura di parlare in pubblico non è uguale per tutti, la storia di Ivan

La paura di parlare in pubblico è enormemente diffusa, al secondo posto dopo la paura dei ragni nel Regno Unito.

Nonostante questo, non tutti la provano allo stesso modo, e soprattutto per le stesse ragioni. Se la persona non deve parlare spesso in pubblico difficilmente cercherà delle strategie per superarla, ma cosa succede se si è obbligati a farlo, magari per lavoro? Questo era il caso di Ivan.

(Nomi e dinamiche sono stati modificati per tutelare la privacy del cliente)

Ivan ha partecipato al mio corso di Public Speaking nell’Aprile di questo anno, cercava delle tecniche per rendere efficace la propria esposizione, in quanto a seguito di una promozione di lavoro doveva spesso partecipare a delle riunioni e parlare a più persone. Durante il corso è emerso che era presente una forte ansia, tale per cui la sua comunicazione non solo risultava poco efficace, ma rendeva il pensiero della riunione successiva un incubo.

In seguito al corso Ivan ha richiesto di effettuare dei colloqui privati per gestire lo stato d’ansia.

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Marco e gli attacchi di panico, storia di una libertà ritrovata

Oggi vi racconto la storia di Marco, un ragazzo di quasi 30 anni che da circa 2 mesi vive un fortissimo stato d’ansia, che lo porta ad avere attacchi di panico durante il giorno, problemi gastrointestinali, nausea e insonnia.

(nomi e dinamiche sono modificati per tutelare la privacy del cliente)

Marco mi presenta inizialmente un singolo problema, legato ad una ragazza. Secondo lui lo stato d’ansia ruota attorno a quella relazione in bilico.

Durante i 2 mesi del nostro percorso abbiamo parlato e analizzato le sensazioni legate allo stato d’ansia, e abbiamo cercato di capire insieme a cosa quell’ansia servisse a Marco. Proprio come un esploratore che cerca degli indizi per arrivare alla meta, dopo 6 colloqui abbiamo scoperto insieme che quell’ansia voleva dire a Marco che non si sentiva libero di fare delle scelte.

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Ansia da viaggio in auto: La storia di Elisa

Oggi vi racconto la storia di Elisa una mia cliente che dopo un solo incontro ha superato la sua paura

(Nomi e dinamiche sono modificati per tutelare la privacy del cliente)

Elisa è una ragazza di 25 anni che non ha alcun problema nel guidare, se non una leggera ansia durante casi particolari, come il superamento di un tir in autostrada, ma comunque gestibile.

Si rivolge a me perché prova un altissimo livello di disagio quando non è lei a guidare, ma il padre, con cui solitamente fa alcuni viaggi durante l’anno. Lo stress è così forte che durante il viaggio (anche se breve), rimane molto rigida, si spaventa ad ogni tir che si avvicina, con il risultato di mettere in allarme il papà che non riesce di conseguenza a guidare tranquillamente. Elisa deve fermarsi spesso in autogrill per tranquillizzarsi e riprendere fiato.

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Troppo stress? Ecco 2 esercizi di rilassamento facilissimi da usare.

Capita a tutti di vivere dei periodi particolarmente stressanti, c’è chi li gestisce con lo sport, con lo yoga, con lo svago, con il supporto degli amici o del partner.

Oggi però ti racconto 2 esercizi di rilassamento facili facili che abbasseranno il tuo livello di stress in pochi minuti. Ma prima…

Sai respirare con il diaframma?

Respirare con il diaframma è fondamentale per riuscire a rilassarsi, se ancora non sai farlo impara subito:

Siediti o sdraiati in una posizione comoda, metti una mano sulla pancia e una sul torace. Respira regolarmente dal naso, gonfiando solamente la pancia, senza usare il torace. Le mani ti aiuteranno a capire se stai eseguendo la respirazione correttamente. Riprova finché non riuscirai a farlo senza difficoltà.

Pronto? Ora possiamo partire

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Perché siamo attratti dai test di ‘personalità’?

Chi di voi non ha mai fatto un test sulle riviste, su Facebook o su qualche sito?

I social ne sono pieni, ma anche le riviste più disparate. Quelli più gettonati sono i test che a partire dal tipo di risposte che diamo promettono di dirci qualcosa di noi, qualcosa che magari non sappiamo già.

È un fenomeno affascinante, in qualche modo siamo spinti da una forte curiosità a scoprire qualcosa su noi stessi, a conoscerci meglio, a vedere se una qualche caratteristica ci rispecchia più di altre.

Naturalmente la maggior parte di questi test non ha alcuna base scientifica, ma ci attira quanto basta, in forma ludica, a metterci in gioco.

Il passaggio più interessante però credo che sia quello successivo, ovvero il riflettere sul risultato e cercare di capire quanto ci rispecchia, quanto ci descrive, quanto ci appartiene.

Siamo naturalmente curiosi, e a volte capita di non renderci conto di alcune dinamiche della nostra mente finché qualcuno non ce le rivela.

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Perché viene l’attacco di panico?

Chi lo ha provato sa che è una sensazione decisamente spaventosa. All’improvviso e talvolta (apparentemente) senza un motivo preciso, il cuore inizia a pulsare rapidamente, ci sembra di non respirare bene, abbiamo le vertigini e siamo convinti di stare per morire.

Durante l’attacco di panico sono coinvolte diverse strutture cerebrali, che rispondono ad uno stimolo in maniera decisamente anormale. La nostra mente si comporta come se ci trovassimo davanti ad un leone che ci vuole sbranare. Ma l’attacco di panico non è il problema, ma un sintomo. Le cause possono essere moltissime, forse siamo molto stressati sul lavoro o nelle relazioni, oppure siamo davanti ad una situazione che ci mette fortemente a disagio, come dover parlare in pubblico o dover guidare in un tratto di strada che reputiamo pericoloso.

Impariamo ad ascoltare il problema, cerchiamo di capire quali pensieri ed emozioni coinvolge e soprattutto a cosa vuole dirci questa reazione. Usiamola come un messaggio che la nostra mente ci sta dando. Poniamoci delle domande. L’attacco di panico cosa vuole suggerirmi di fare? Quali azioni dovrei intraprendere per abbassare il livello di ansia? Quali persone potrebbero aiutarmi? Continua a leggere “Perché viene l’attacco di panico?”

Stop alla paura di guidare in autostrada con la realtà virtuale

Quando la tecnologia è al servizio della mente accadono cose straordinarie.

Immagina di non poter più prendere l’autostrada. Di dover partire ore prima, attraversare strade piene di traffico, sconnesse e piene di autovelox. Questa è la realtà delle persone che provano ansia a guidare in autostrada, chi perché forse guida poco e ha timore dei mezzi pesanti o delle gallerie, chi ha avuto un incidente, o piuttosto ha avuto inspiegabilmente un attacco di panico e stop! non è più riuscito a guidare serenamente. Magari accelera pericolosamente per fare prima, guida in modo rigido o smette del tutto di prendere l’autostrada.

Con l’uso della realtà virtuale avrai modo di imparare a gestire l’ansia in un contesto realistico ma protetto e al sicuro, finché non sarai pronto a rimetterti alla guida.

Prenota un incontro senza impegno per provare il dispositivo:

Dott.ssa Valentina Deiana – Psicologa ad Alessandria: 347/4091833

Ritrova la serenità a guidare in ogni situazione

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L’immagine qui accanto è un frame tratto da un dispositivo di realtà virtuale che utilizzo con le persone che provano ansia o stress a guidare in autostrada, sotto la pioggia, in mezzo al traffico o in galleria.

Il dispositivo permette di immergersi a 360 gradi nell’esperienza che crea ansia, e aiuta concretamente a gestire lo stress.

L’obiettivo è riuscire a guidare serenamente approcciandosi all’esperienza di guida reale in modo sicuro, protetto, graduale. Utilissimo anche per i neopatentati che desiderano sentirsi sicuri alla guida ad esempio in autostrada (una reazione di ansia eccessiva può rendere la guida pericolosa), o per le persone che possiedono la patente da tempo ma non utilizzano l’auto da anni, e vogliono tornare a guidare serenamente.

Per richiedere un appuntamento:  347/4091833

Valentina Deiana Psicologa ad Alessandria

Psicologia geriatrica: comunicare con l’anziano

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Il quadrifoglio fatto a maglia che mi ha donato la sig.ra Giovanna

Da una settimana esatta è iniziata per me una nuova avventura: lavorare come psicologa con gli ospiti della RSA Monsignor Capra di Acqui Terme (Alessandria). Una sessantina di persone, suddivise in 4 zone diverse. Molti di loro sono ad uno stadio di demenza avanzato, alcuni si trovano lì in seguito ad una brutta caduta, altri ancora in seguito ad ictus. Quasi tutti, non più autosufficienti, devono ormai fare affidamento ad una carrozzina per spostarsi (più spesso essere spostati). Molti di loro arrivano da Alessandria, altri da città vicine.

Il mio compito, come psicologa,  è quello di valutare il livello di compromissione delle funzioni cognitive e proporre delle attività (laddove ancora possibile di gruppo) per aiutarli a conservare le loro risorse il più a lungo possibile.

Per fare questo si possono svolgere attività molto variegate, poste sempre e comunque in forma ludica, positiva e piacevole. Ad esempio mettendo in ordine dei cartoncini con i mesi dell’anno, o che scandiscono le diverse parti della giornata Mattino-Pomeriggio-Sera. Ma si possono usare indovinelli, parole crociate, filastrocche.

Cerco spesso di fare domande sulla loro vita, che coinvolgano la loro memoria autobiografica, a cui spesso sono ancora ancorati molti ricordi del loro passato. Un altro aspetto importantissimo è quello della memoria emotiva. Quando un figlio o un nipote va spesso a trovare l’anziano con demenza, permane il ricordo della persona e delle emozioni legate ad essa, anche se non riesce più a recuperare alla memoria il nome o il grado di parentela. Ma questo accade anche con le persone che lo accudiscono quotidianamente.

Lavorare come psicologa in un contesto di questo tipo per me significa creare una connessione emotiva positiva con l’ospite, porgere la mano (in senso anche letterale) a persone che come tutte (forse di più) necessitano di affetto, di sorrisi, di essere ascoltati e consolati. Significa scovare un senso in quelle frasi da cui le parole scappano, si confondono, si invertono. Significa gioire con loro per quelle scintille, seppur brevi, di lucidità, che in alcuni casi si presentano solo con uno sguardo contestualizzato al qui ed ora. Significa considerarli preziosi, fino alla fine.