Cosa aspettarsi da un colloquio

Noto spesso una certa riluttanza, accanto ad un po’ di imbarazzo in chi entra per la prima volta nel mio studio ad Alessandria. E’ comprensibile. Dopotutto sta per aprire ad una perfetta estranea il proprio mondo interiore, sta per condividere con me le proprie emozioni, le difficoltà, le sofferenze. Tutti fatti privati di cui solitamente non si parla agli sconosciuti.

  • Ma allora perché preferire uno psicologo ad un buon amico?

Ebbene, una psicologa è una professionista accreditata, preparata e riconosciuta dalla legge, non si limita ad ascoltare passivamente, ma programma un intervento personalizzato e mirato a raggiungere gli obiettivi della persona. Non è uno scambio reciproco, tutto è centrato sul cliente. Nello studio l’unica persona importante, e gli unici aspetti rilevanti sono quelli del cliente. Il professionista è legato al segreto professionale, nessun dato, racconto, evento sarà diffuso all’esterno.

  • Cosa aspettarsi da un colloquio?

Il colloquio sarà costruito su misura. Si inizia solitamente cercando di capire come posso essere utile, e cosa si aspetta il cliente da me. Sarà centrale il porsi uno (o più) obiettivi. In questo modo sapremo quanto distanti siamo dal loro raggiungimento.

  • Quanti colloqui bisogna fare?

Non c’è una regola, dipende dal cliente. Direi fino a che ne sente la necessità. Non esistono obblighi di alcuna natura, si può scegliere anche la frequenza (settimanale, ogni 15 giorni, o si decide di volta in volta)

  • Cosa non aspettarsi da un colloquio?

Che sia la psicologa a darvi una soluzione. I colloqui psicologici possono essere visti come un percorso in cui non è solo lo psicologo a metterci del suo, ma è soprattutto il cliente a lavorare su di sè, seppur con una guida preparata. A tal proposito ecco una metafora molto appropriata di Russ Harris:

La metafora delle due montagne

“Sai che molte persone arrivano in terapia credendo che il terapeuta sia una sorta di essere illuminato, che ha risolto tutti i suoi problemi, e ha messo tutto a posto, ma in realtà non è così.
È più come se tu stessi scalando la tua montagna là in fondo e io stessi scalando la mia montagna quaggiù. E da dove sono io, sulla mia montagna, posso vedere cose sulla tua montagna che tu non puoi vedere, come una valanga che sta per cadere, o un sentiero alternativo che puoi imboccare o che non stai utilizzando la tua piccozza in modo efficace.
Ma ti prego di non credere che io abbia raggiunto la cima della mia montagna e mi sia seduto e rilassato, a prendermela con calma. Il fatto è che io sto ancora scalando, sto ancora facendo errori e sto ancora imparando da questi.
E alla fine, siamo tutti uguali. stiamo tutti scalando la nostra montagna fino al giorno in cui moriremo. Ma il bello è che tu puoi migliorare sempre più nello scalare e imparare sempre più ad apprezzare il viaggio. E questo è il lavoro che faremo qui, si lavora insieme, siamo una squadra!”
Russ Harris